
Faccio baskin da 15 anni abbondanti. Avendo visto e conosciuto centinaia d i giocatori, storie e situazioni, dovrei essere più che abituato alle emozioni che questo sport regala.
Invece no, nemmeno per sbaglio. Due anni fa fu Ion con il suo sorriso magico, la sua forza di volontà ferrea e la sua voglia di vincere in campo per combattere fuori, a mettermi a dura prova.
Quest’anno è arrivato invece Gianluca, ragazzo di 16 anni affetto da distrofia muscolare.
Un misto di timidezza e dolcezza che ti spaccano il cuore in diversi pezzi ma, anche in questo caso, la voglia di fottere la genetica e di non darla vinta alla malattia che solo i “tipi tosti” hanno.
Gianluca riesce a muovere solo polso e mani e voi direte “come può giocare un ragazzo del genere”?
Beh per fortuna esiste il baskin, una disciplina dove le regole si adattano alle caratteristiche dei giocatori e così, con una pedana in legno, 4 rotelle, un cuscino a forma di palla da basket e una pallina morbida, ecco che per Gianluca c’è la possibilità di fare sport agonistico, di incidere, di essere il leader emotivo dei propri compagni che, con lui in campo, sono più tranquilli e riescono a dare il meglio.
Non crediate sia facile, perché possiamo solo immaginare lo sforzo che comporti quel movimento per Gianluca. Ma soprattutto l’ansia che possa avere nel dover attendere il posizionamento della pedana, nel dover indicare al suo tutor il giusto posto del cuscino e della pallina, il polso da mettere sopra l’altro, il tutto con estrema precisione perché sì, per Gianlu, anche un solo centimetro fa la differenza tra un canestro e un errore.
Ecco, noi l’abbiamo conosciuto un mese fa in palestra. Nei pochi allenamenti fatti abbiamo capito che è un ragazzo di poche parole ma di molti fatti, concreto, consapevole, voglioso di prendersi il suo spazio in squadra.
Sabato scorso abbiamo avuto un torneo ad Isola Vicentina, Gianlu non si è lasciato sfuggire l’occasione per testare subito le due doti in campo. Parlando con i genitori cercavo di capire se potesse sentire troppo la pressione che, inconsapevolmente, gli hanno messo addosso i compagni. Parlando con lui sembrava molto tranquillo e quando gli facevo delle domande mi rispondeva sì a monosillabi ma sempre con un sorriso misto a ghigno finale che ora, dopo il torneo, interpreto così “tu non hai capito con chi hai a che fare, povero stolto”.
Inizia la partita, caso vuole che, per le tante assenze, io sia in campo con Gianluca. Prima azione, palla nostra, Drogo palleggia, finge di andare a canestro e poi si avvia verso l’area del pivot dove Gianlu, già sopra la sua pedana, attendeva l’inizio vero della sua avventura.
Pedana a posto, guardo i genitori in tribuna e già il mio cuore inizia a vacillare. Cuscino sotto il gomito, guardo la mia ragazza cercando tranquillità per non morire dentro. Pallina in mano, guardo i ragazzi in panchina e non vola una mosca, silenzio irreale in attesa di poter esplodere. L’arbitro inizia a contare, Gianlu respira, muove il polso, lancia la palla, primo ferro e canestro.
A differenza di tutti non riesco ad esultare perché i miei occhi diventano lucidi e inizio a piangere, un po’ perché sono un coglione e un po’ perché per l’ennesima volta mi lascio travolgere dalle emozioni che mi regala questo sport, provando ad immaginare cosa possa aver voluto dire quel canestro per Gianluca, per i suoi genitori e per chiunque l’abbia visto.
Sono passati 15 anni abbondanti ma le rivincite che si prendono questi ragazzi attraverso il baskin mi lasciano sempre senza fiato. In tutto questo Gianlu ha continuato a tirare per tutto il weekend, mettendo a segno 90 punti con una leggerezza e consapevolezza di chi, non aveva il minimo dubbio su come sarebbe andata.
Mi sento fortunato ad essere in questo mondo.
Mi sento fortunato ad essere parte di questa famiglia.
Mi sento fortunato a poter imparare così tanto da così tante persone diverse.
Questi ragazzi, con le loro vite, con le loro storie, con i loro caratteri e i loro sogni, mi stanno rendendo, anno dopo anno, una persona migliore e non posso che ringraziarli per ciò che mi donano costantemente.
Gianluca, questa volta ringrazio te, consapevole e speranzoso che dovrò farlo spesso negli anni a venire.





